Lecce, al via l’ultra veloce. Oggi la firma con Open Fiber per la fibra ottica

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Pubblicato il 22-11-2017

Anche il comune di Lecce verso la banda ultra larga. Oggi, infatti, Open Fiber e il Comune salentino hanno firmato la convenzione per la realizzazione di un’infrastruttura a banda ultra larga interamente in fibra ottica, necessaria a coprire l'80 per cento della città. 500 chilometri di cavo in fibra ottica per un investimento stimato di oltre 12 milioni di euro, che consentirà a cittadini e imprese di beneficiare di una velocità di connessione fino a 1 Gigabit al secondo, sia in download che in upload, coinvolgendo circa 35 mila unità immobiliari con la copertura in fibra, in modalità FTTH (Fiber To The Home).


Quest’ultimo accordo - annunciato in conferenza stampa alla presenza del sindaco, Carlo Salvemini, il vicesindaco Alessandro Delli Noci e il Responsabile Network & Operations Area Sud di Open Fiber, Salvatore Nigrelli - rappresenta un ulteriore successo per Open Fiber, che continua a rafforzare sempre di più la propria presenza capillare sul territorio nazionale.


“Ringraziamo il sindaco e le città di Lecce e Bari per aver accolto Oper Fiber, anche perché per noi diventa fondamentale, dopo Bari, garantire in Puglia una rete in fibra ottica” dice Salvatore Nigrelli, Responsabile Network & Operations Area Sud di Open Fiber. “Utilizzeremo manodopera e imprese locali”.


“Si tratta di un importante investimento – dichiara il sindaco Carlo Salvemini – che nasce da un’iniziativa privata e si inserisce in una cornice pubblica, garantendo benefici per l’intera comunità. Siamo lieti che nel progetto vi sia anche la previsione della gratuità della connessione per cinquanta immobili comunali e per tutte le scuole della città di Lecce. Questo significa servizi, risparmio e una ricaduta sulla comunità che è importante soprattutto in un settore strategico come quello dell’istruzione”.


Il vicesindaco, Alessandro Delli Noci, però specifica: “Non tutta la città, bensì l’80% sarà ricoperta dalla banda ultra larga. Questo perché le città sono soggette a investimenti privati, ossia ad interesse di mercato. Noi siamo stati considerati un’area appetibile per il privato, che dunque sta investendo. Ciò non significa che la restante parte è esclusa, poiché può essere soggetta ad investimenti successivi”.