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18 Dicembre 2020
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Perché il modello wholesale only di Open Fiber è un esempio da seguire: lo studio della società di analisi tedesca.

Il modello di business wholesale only, adottato da Open Fiber, sta diventando un punto di riferimento nell’era della rivoluzione digitale e crea le condizioni per accelerare lo sviluppo delle reti FTTH in Europa: lo sottolinea in un report il think-tank tedesco WIK, e consulente della Commissione UE in tema di TLC. Mettendo a confronto città con reti wholesale only e città con operatori verticalmente integrati, WIK ha rilevato una maggiore ampiezza e diversità di offerta nelle città in cui era presente una rete passiva wholesale only come la nostra.

Nello specifico, il modello wholesale only prevede il cablaggio della rete nazionale da parte di un operatore infrastrutturale non verticalmente integrato – privo cioè di un segmento retail – e l’accesso a essa da parte di tutti gli operatori interessati, che competono a parità di condizioni per fornire i servizi di connettività ai clienti finali. I grandi vantaggi di questa politica sono concorrenza, neutralità e apertura. Sono, inoltre, presenti benefici collaterali che la rendono ancora più attraente per gli investitori infrastrutturali. Analizziamo insieme i vantaggi del modello scelto da Open Fiber per la realizzazione della rete ultrabroadband.

Wholesale only: cos’è e quali sono i vantaggi.

Il modello wholesale only di Open Fiber e l’Europa

Open Fiber è di proprietà di Enel e Cassa Depositi e Prestiti, che ne possiedono le quote in egual misura. A oggi, Open Fiber ha cablato oltre 10 milioni di abitazioni. Di queste, oltre 3 milioni sono situate nei piccoli comuni delle Aree Bianche: un risultato notevole dal momento che queste zone erano le più penalizzate dal digital divide. Usufruire di una connessione internet a banda ultra larga è una realtà di cui attualmente non si può fare a meno, soprattutto considerata la necessità di incentivare servizi di smart working, telemedicina e didattica a distanza.

A livello europeo, il nostro Paese ha visto il più rapido tasso di crescita dei servizi internet in tecnologia FTTH. Il report DESI 2020 dell’UE mostra come l’Italia sia cresciuta di ben 6 punti percentuali nella distribuzione della rete FTTH tra giugno 2018 e giugno 2019, principalmente grazie al nostro lavoro. Benché Open Fiber sia il principale operatore FTTH in Europa tra gli operatori neutrali, il modello wholesale only non è presente solo in Italia. Basti pensare che nel Regno Unito circa 8 milioni di abitazioni verranno cablate da CityFibre entro il 2025, mentre in Irlanda circa il 15% delle abitazioni è stato raggiunto dalla fibra FTTH di Siro – joint venture tra ESB Group e Vodafone – nel 2019. Altri Paesi come Francia, Spagna e Portogallo stanno seguendo il nostro modello.

I vantaggi del modello wholesale only: concorrenza, neutralità e apertura

Open Fiber, come dicevamo, è un operatore wholesale only: questo vuol dire che non vende direttamente al cliente finale i servizi di connettività ma è attivo esclusivamente nel mercato all’ingrosso. L’accesso alla rete è aperto a tutti gli operatori interessati, che vendono i servizi FTTH al cliente finale, pertanto la nostra rete ultrabroadband è neutrale. Questo favorisce la concorrenza garantendo la non discriminazione di tutti gli operatori presenti sul mercato, che hanno pari diritto di accesso a essa. Tutto ciò va a vantaggio degli utenti finali, che così possono scegliere il servizio che preferiscono e beneficiare di costi mediamente più bassi.

Questo modello di business adesso è stato disciplinato anche dall’Unione Europea. Il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, infatti, prevede una regolamentazione di favore per lo sviluppo di operatori infrastrutturali “puri”, cioè che si dedicano allo sviluppo di reti a cui tutti gli operatori interessati possono accedere a parità di condizioni. Ma non finisce qui: poiché la Commissione Europea ritiene che la connettività a banda ultra larga sia fondamentale per massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale, ha fissato degli interessanti obiettivi di connettività al 2025. Lo scopo è guidare l’Europa verso la cosiddetta Gigabit Society, e attualmente l’unica tecnologia in grado di garantire una velocità di 1 Gbps è la rete FTTH, che prevede un’infrastruttura interamente in fibra ottica.

Per fornire un incentivo ai cittadini che vogliono passare a servizi di connettività a banda ultra larga, stati come la Grecia e il Regno Unito hanno dato il via a finanziamenti a fondo perduto. In Italia, invece, è stato varato il Piano Voucher per la connettività. In questo modo, non solo ci si muoverebbe in sintonia con l’obiettivo della Gigabit Society ma si contribuirebbe in maniera decisiva al recupero del digital divide.

Il modello di Open Fiber favorisce lo sviluppo delle nuove tecnologie

Al momento della sua fondazione Open Fiber non possedeva alcuna infrastruttura per le telecomunicazioni, come ad esempio una rete preesistente in rame. Dover cablare la rete nazionale da zero ci ha incentivati a investire sulla fibra ottica e sulla costruzione di una rete ultraveloce, la soluzione più all’avanguardia, performante e future-proof per la banda ultra larga. Investire in tecnologie di ultima generazione è uno scopo primario degli operatori wholesale only. Questo non sempre accade con gli operatori che sono già in possesso di una legacy di reti in rame. In assenza di competizione infrastrutturale, questi operatori possono essere incentivati a mantenere il cashflow delle loro reti e ritardare gli investimenti in nuove tecnologie, perché questo diminuirebbe le loro revenues. Nel caso di Open Fiber, invece, gli operatori che accedono alla rete sono visti come clienti e non come concorrenti. In questo modo si creano le condizioni sia per una digitalizzazione più pervasiva sia per una maggiore competitività dell’economia. A tutto ciò si aggiunge una notevole stabilità del modello sul lungo termine: una serie di investitori ha sottolineato l’attrattività di aziende specializzate in fibra ottica, perché offrono un servizio essenziale con un cashflow prevedibile e una durata del business assicurata per diverse decadi.

Oltre ai vantaggi in termini di velocità e stabilità della connessione, ci sono i benefici in termini di sostenibilità. La fibra ottica è molto più ecosostenibile rispetto al rame: permette la posa dei cavi con tecniche all’avanguardia e necessita raramente di manutenzione. Tutto questo si traduce in una drastica riduzione delle emissioni di gas in atmosfera, circa l’88% in meno, stando a uno studio del 2014 di Aleksic e Lovric. Ma i benefici per l’ambiente sono evidenti anche a livello di consumi: un recente studio di ADL ha messo a confronto le reti in fibra ottica e le reti in rame in quattro paesi (Stati Uniti, Francia, Spagna e Polonia). Ciò ha evidenziato come il consumo energetico richiesto dalle reti FTTH sia di gran lunga più basso rispetto alle reti in rame (un range di inferiorità che varia dalle 2.2 alle 6.7 volte). Senza contare i benefici derivanti dall’incentivazione del telelavoro. Già nel 2013, uno studio sul mercato del Regno Unito portato avanti da SQW ha stimato che il raggiungimento di una copertura broadband su larga scala entro il 2024 porterebbe a una riduzione di 2,3 miliardi di km nelle tratte casa/lavoro, portando a un risparmio di 0,24 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Inoltre, secondo l’ACEE (American Council for an Energy-Efficient Economy), l’utilizzo massivo di tecnologie smart può generare una riduzione di circa il 20% di utilizzo di energia negli edifici.

In conclusione, lo studio di WIK sottolinea l’importanza del modello wholesale only come catalizzatore di un mercato inclusivo e concorrenziale, e della rete FTTH come portatrice di innovazione tecnologica ed ecosostenibilità.

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