Digital divide: il ruolo di Open Fiber
Autostrade digitali
29 Aprile 2021

Internet è stato definito diritto fondamentale dell’uomo: cos’è il digital divide e cosa possiamo fare per eliminarlo. 

“L’accesso ad Internet è uno degli strumenti più importanti di questo secolo per aumentare la trasparenza, per accedere alle informazioni e per facilitare la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione delle società democratiche”. Con queste parole il Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite ha definito internet come uno dei diritti fondamentali dell’uomo nella società odierna. In un’ottica di digitalizzazione sempre più diffusa, noi di Open Fiber ci stiamo impegnando per garantire questo diritto a sempre più persone, abbattendo quella che è una delle più problematiche cause di discriminazione nella società moderna: il digital divide. 

Digital divide: cause, conseguenze e soluzioni. Il ruolo di Open Fiber:

Cos’è il digital divide e cosa vuol dire

Il digital divide, letteralmente “divario digitale”, è un fenomeno che riguarda le disuguaglianze esistenti all’interno della società in ambito di fruibilità della connessione a internet e delle relative opportunità e servizi. In parole povere, il digital divide è il divario presente tra chi ha semplicità di accesso alla connessione internet e chi non ha questa possibilità. È facile comprendere cosa questo possa comportare nella nostra società: non solo impossibilità di usufruire di servizi digitali, telemedicina, smart working o didattica a distanza, ma anche minori possibilità di espressione e socializzazione. 

Cause e conseguenze del digital divide

Come dicevamo, è semplice immaginare le conseguenze del digital divide: esclusione e danni socio-economici dovuti alla mancata partecipazione alla società digitale globale. Un po’ più complesso è comprenderne le cause.  Il digital divide è causato anzitutto dalla mancanza di infrastrutture per il collegamento a internet, condizione che può verificarsi a diversi livelli

Nelle aree più popolose, ad esempio, le disuguaglianze digitali riguardano solitamente la possibilità di usufruire di una connessione a banda ultra larga, molto più stabile e performante rispetto alle obsolete connessioni ADSL. In aree meno popolate, come ad esempio i Piccoli Comuni delle Aree Bianche, il divario può essere molto più accentuato. Le connessioni ADSL potrebbero essere disponibili a velocità limitatissime – in alcuni casi addirittura 2 Mbps – o non esserci affatto. C’è poi il tema di chi vive in zone coperte dalla rete ma non può permettersi di sottoscrivere un abbonamento per la connettività. Per queste persone, il Governo ha varato un primo provvedimento di sostegno alla domanda, e un secondo è attualmente in fase di definizione. Infine, in casi meno comuni, il digital divide può essere conseguenza di una scelta personale: alcune persone decidono di propria volontà di non usufruire di alcun abbonamento a internet, rinunciando così alle possibilità offerte dal web.

Digital divide e disparità sociale

La tesi secondo la quale il mancato utilizzo di internet potesse causare nuove forme di disuguaglianza sociale esiste già dagli anni Novanta. Fu Al Gore, nel 1996, a utilizzare l’espressione “digital divide” per indicare il gap esistente tra chi avesse accesso al digitale e chi no. Lungimiranza a parte, è più che mai necessario lavorare perché si raggiunga una parità di accesso a internet. Il rischio è che sia il digital divide stesso ad alimentare circoli viziosi che penalizzano in maniera sempre più evidente alcune fasce di popolazione. Vediamo in che modo. 

Disuguaglianza sociale oggi

Siamo così abituati a immaginare le nostre vite virtuali come controparti naturali di quelle fisiche, che a volte ci risulta difficile immaginare di poter svolgere qualunque compito senza internet. Eppure esistono tuttora fasce di popolazione che non hanno la possibilità di connettersi, o che possono farlo in maniera limitata. Man mano che la digitalizzazione prosegue, alcune categorie restano escluse dalla partecipazione alla community globale: ne sono un esempio i detenuti o i senzatetto. Questi ultimi in particolare si trovano coinvolti in un circolo vizioso: non possono permettersi gli strumenti per l’accesso a internet e, a causa di ciò, non possono cogliere le opportunità lavorative offerte da internet stesso, opportunità che potrebbero aiutarli a uscire dalla propria condizione. 

Tuttavia, limitarsi a considerare il digital divide come frutto della sola inaccessibilità al web sarebbe riduttivo.  

Un’altra causa di disuguaglianza sociale è legata al background culturale di chi utilizza il web: alcune categorie, come ad esempio gli anziani o le persone con una più bassa scolarizzazione, non hanno dimestichezza con gli strumenti smart attualmente a nostra disposizione, o non riescono a comprenderne il funzionamento. Questo li penalizza quando cercano di accedere a servizi di telemedicina o identità digitale, di comunicare con i propri cari, o magari quando vorrebbero candidarsi per una qualche opportunità lavorativa. 

Il digital divide nel mondo

È possibile identificare tre tipi di divario digitale: globale, sociale e democratico. Il primo prende in considerazione il fenomeno su scala planetaria, e si riferisce alle differenze esistenti tra paesi più o meno sviluppati. Il secondo riguarda, invece, le disuguaglianze esistenti all’interno di un singolo paese. Il terzo, infine, riguarda le condizioni di partecipazione alla vita politica e sociale in base all’uso o meno delle nuove tecnologie.

In ambito di divario digitale globale, attualmente si stima che il 60% della popolazione mondiale abbia accesso a internet. Sono circa 300 milioni gli utenti che hanno avuto accesso a internet per la prima volta nel corso del 2019. Tuttavia, il 40% della popolazione mondiale – quasi la metà se ci si riflette – è ancora escluso dalla società digitale. Succede soprattutto nei paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’Asia del Sud.

Quali sono le misure adottate per colmare la disparità sociale?

L’abbattimento del digital divide – e di conseguenza della disparità sociale da esso causata – è spesso al centro dei piani di sviluppo, a livello non solo nazionale ma anche europeo. In Italia esiste un Piano BUL, cioè una Strategia Nazionale per la banda ultra larga. Si tratta di un progetto volto alla realizzazione di un’infrastruttura ultraveloce diffusa in maniera capillare su tutto il territorio nazionale. Noi di Open Fiber ne facciamo parte sin dall’inizio e ci stiamo impegnando nella realizzazione di questo progetto con finanziamenti pubblici e privati. 

Un’opportunità per i meno abbienti: il piano voucher

Come dicevamo qualche riga fa, oltre all’assenza di infrastrutture, che è la prima causa di digital divide, è da considerare anche la condizione di quanti vivono in zone coperte ma non possono permettersi i costi di connessione. Per questo motivo il governo ha lanciato un primo piano voucher la scorsa estate e ne sta lanciando un secondo. Si tratta di un programma di agevolazioni per l’attivazione dei servizi di connettività a banda ultra larga ma anche per l’acquisto di dispositivi come pc o tablet. L’iniziativa è un valido complemento alla nostra opera di realizzazione dell’infrastruttura, per permettere al maggior numero di cittadini possibile di usufruire di servizi digitali

Piano voucher, a chi è diretto e come funziona

La prima fase del piano voucher (200 milioni di euro) riguarda i nuclei familiari con ISEE inferiore a 20mila Euro (400 mila famiglie). Per richiederlo bisogna inviare una domanda a uno degli operatori accreditati presenti nell’elenco sul sito Infratel Italia. Il contributo massimo è pari a 500 euro come sconto sulla connessione ad almeno 30 Mbit/s (200 Euro per la connettività e 300 Euro per Tablet o PC in comodato d’uso). Si tratta quindi di una connettività ad almeno 30 Mbit/s in download alle famiglie che non detengono alcun contratto di connettività ovvero che detengono un contratto di connettività a banda larga di base (inferiore a 30Mbit in download). 

I beneficiari del contributo devono stipulare contratti per servizi di massima velocità di connessione disponibile sulla base del database “Broadband Map” di AGCom, con l’impegno degli operatori a indicare il relativo “bollino AGCom” che sarà verde nel caso di collegamento interamente in fibra (reti FTTH), giallo in caso di misto fibra rame (FTTC) e rosso in caso di reti in rame (ADSL).

Il 31 luglio 2020 è stata poi avviata la consultazione pubblica relativa alla seconda fase del Piano Voucher che riguarderà imprese e famiglie con ISEE fino a 50 mila euro. In ogni caso, le attivazioni devono essere effettuate per servizi di connettività alla massima velocità di connessione disponibile presso il proprio domicilio

Perché il piano voucher sia effettivamente di aiuto nell’eliminare il digital divide, è auspicabile che i voucher vengano erogati alla massima platea di utilizzatori finali per i servizi su rete interamente in fibra ottica FTTH o upgradabili a 1 giga. Bisogna puntare sulla tecnologia più avanzata possibile (very high capacity network), in linea con il Piano Italia 1 Giga che l’attuale Governo sta definendo e che punta ad anticipare al 2026 gli obiettivi che l’UE ha fissato al 2030 con il Digital Compass. Continuare a investire nelle reti misto-rame rallenterebbe l’adozione di tecnologie più performanti, una scelta svantaggiosa nel lungo termine: in futuro ci ritroveremmo ancora con un divario digitale da colmare. I trend di mercato confermano il crescente interesse dei cittadini verso la connessione interamente in fibra ottica. Nell’ultimo anno l’incidenza delle nuove reti FTTH sul mercato ultrabroadband è cresciuta di più di 10 punti percentuali, passando da circa il 30% a oltre il 40%. 

AGCOM e la Broadband Map

Per conoscere lo stato del proprio Comune di residenza, AGCOM ha stilato una Broadband Map. Si tratta di una vera e propria mappatura dello stato della connettività sul territorio nazionale, basata sulle indicazioni degli operatori. In questo modo i cittadini possono controllare quali infrastrutture sono presenti presso il proprio domicilio – FTTH, FTTC o FWA – e scegliere di conseguenza la più performante.

Open Fiber, stato dei lavori e Comuni cablati in FTTH

Nell’ambito del Piano BUL, il governo ha suddiviso il territorio italiano in quattro cluster geografici, in base alla densità abitativa e alla presenza o meno di copertura per la banda ultra larga

Il cluster A&B è relativo alle aree urbane più densamente popolate dove la diffusione della connessione a interamente in fibra ottica è promossa da fondi privati. In queste aree, nel corso degli ultimi anni, Open Fiber ha realizzato con investimento diretto un’infrastruttura FTTH – Fiber To The Home – in 185 città.

Il cluster C&D riguarda invece le zone meno densamente popolate, le cosiddette Aree Bianche, dove Open Fiber opera come concessionario pubblico dopo essersi aggiudicata i tre bandi Infratel, la società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che promuove la realizzazione delle infrastrutture per la fruizione dei servizi internet a banda ultra larga in queste aree. Attualmente i servizi di connettività sulla rete pubblica realizzata da Open Fiber in queste aree sono attivi in oltre 2000 Comuni. 

Quando arriva la fibra ottica nel mio Comune?

Per scoprire se abbiamo già raggiunto il tuo comune ti basta accedere all’area dedicata nel nostro sito web e inserire la tua residenza (https://openfiber.it/verifica-copertura/). Il nostro piano di cablaggio della rete in fibra ottica nazionale raggiungerà oltre 6500Comuni nei prossimi anni. Quindi, se non siamo ancora arrivati da te, lascia il tuo recapito: ti terremo informato!

Esiste un elenco Comuni delle Aree Bianche?

Certo: sul nostro sito web puoi consultare la mappa dei Comuni nel piano di copertura previsto dai Bandi Infratel. Inoltre, nella pagina Informazioni Generali troverai un elenco di tutti i Comuni già cablati nei cluster A&B oppure C&D diviso per regioni (link https://openfiber.it/piano-copertura/informazioni-generali/).

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