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Gaming
12 Marzo 2020
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Creatività, problem solving e lavoro di squadra: ecco perché i videogame sono la nuova frontiera dell’apprendimento.

I guerrieri di livello 70, che un tempo erano visti come nerd, hanno collezionato una serie di abilità nel corso delle loro avventure virtuali. E non parliamo solo di conoscenza dell’inglese, la lingua utilizzata per la quasi totalità delle interazioni su multiplayer, ma anche di soft skill che è sempre utile avere nel curriculum.

Da un po’ di tempo a questa parte, tra gli elenchi delle attività di formazione per scuole e aziende, è comparsa una nuova parola: gamification. Se ve lo state chiedendo, sì, è esattamente quello che sembra. Le nuove tendenze della didattica prendono sempre più in considerazione le potenzialità offerte dal videogioco come mezzo di apprendimento. In un mondo in cui i bambini sono già in grado di utilizzare tablet e smart device, la scuola non può fare a meno di adattarsi alla rivoluzione digitale e cogliere le opportunità che offre.

Gamification, quali sono i vantaggi?

Potrebbe trattarsi di un gioco creato appositamente per l’utilizzo in classe, oppure di un titolo già esistente che spinge il giocatore ad allenare una determinata abilità, come ad esempio un puzzle game. Potrebbe persino trattarsi di un gioco creato dagli studenti insieme agli insegnanti, ma il fine è lo stesso: apprendere e sviluppare le soft skill attraverso il gaming. La pratica della gamification è sempre più popolare e all’estero è stata addirittura oggetto di case study in diverse istituzioni scolastiche. Ma perché è così efficace?

Tanto per cominciare, ogni videogame che si rispetti, dai punta e clicca (una classe di giochi in cui si controlla un personaggio, con l’ausilio esclusivo del mouse) ai real-time strategy e alle avventure grafiche, prevede il raggiungimento di un obiettivo. Questo vuol dire che il giocatore deve escogitare il modo per superare gli ostacoli che lo separano dal goal finale, applicando strategie di risoluzione dei problemi. Ma se il miglioramento delle abilità di problem solving è il vantaggio più evidente dell’attività videoludica, ci sono anche altri benefici che rendono il gioco ancora più interessante.

Molti videogame non prevedono un’unica soluzione alle sfide proposte. In tanti RPG (dall’inglese role-playing game — ovvero “gioco di ruolo“), ad esempio, il giocatore può scegliere il proprio stile di combattimento e di interazione. Alcuni titoli, inoltre, sono strutturati in modo da poter essere rigiocati scegliendo combinazioni sempre diverse, così da poter intraprendere nuove decisioni sull’andamento della storia. Quale modo migliore per esplorare la propria creatività?

Da non tralasciare la modalità di gioco multiplayer, in cui più persone partecipano in contemporanea, suddivisi per squadre. Una ripartizione dei ruoli come in un team. Un buon lavoro di squadra, in questi casi, è fondamentale per ottenere la vittoria!

Perché i videogiochi sono così motivanti?

Abbiamo parlato di problem solving, creatività e lavoro di squadra, tre dei principali vantaggi della gamification. Ma queste caratteristiche potrebbero essere allenate anche senza ricorrere ai videogame. Perché, allora, un sistema che già prevede l’esercizio di queste abilità dovrebbe cambiare?

Partiamo dal principio e cerchiamo di capire in che modo i videogame riescono a catturare la nostra attenzione e, spesso, anche il nostro cuore.

Ciò che sta alla base dell’apprendimento è la motivazione. Il modello strutturale dei videogiochi premia il raggiungimento degli obiettivi con ricompense e contenuti speciali, stimolando ancora di più a proseguire. Non solo: man mano che si va avanti con il gioco, le quest (missioni) si fanno sempre più difficili. Più giochi, più diventi bravo. Più diventi bravo, più la difficoltà aumenta. Si crea una progressione che porta il giocatore a crescere e affinare sempre di più le proprie abilità.

In alcuni casi, sbloccando determinati obiettivi, ai giocatori vengono conferiti dei badge che possono decidere di mostrare nel proprio profilo online. È un sistema che offre riconoscimento immediato per i propri sforzi e per questo altamente motivante.

Altra grande caratteristica dei videogame è la possibilità di creare un proprio avatar: un personaggio il cui nome e aspetto saranno elaborati dal giocatore sulla base della propria personalità. Questo permette di proiettare parte della propria identità su un personaggio, azione che necessita prima di tutto l’esplorazione di se stessi. Oppure, al contrario, il giocatore potrebbe divertirsi a scoprire varie identità, imparando a guardare il mondo da prospettive sempre diverse.

Come portare i videogiochi a scuola

Cosa succede a scuola invece? Molte volte i ragazzi devono aspettare lungo tempo prima di conoscere i risultati dei propri compiti in classe o dei progetti realizzati. In più, i voti ottenuti assumono rilevanza solo alla fine dell’anno, quando viene elaborata la media finale. Non solo: spesso per gli studenti è difficile riuscire a comprendere quanto siano migliorati e cosa effettivamente abbiano appreso nel corso dell’anno. La domanda “A cosa mi serve questo nella vita?” è sempre dietro l’angolo quando si parla di scuola.

Con un sistema che prende spunto dai videogame, invece, il meccanismo di conquista e riconoscimento è pressoché istantaneo e lo studente ha modo di visualizzare i propri miglioramenti man mano che riesce a superare task sempre più complessi.

Elaborare un piano didattico così coinvolgente per gli studenti, e per gli insegnanti che li guideranno in questo percorso, è una strategia vincente per la scuola del ventunesimo secolo. È sufficiente strutturare il modello di gamification in base alla scuola nella quale sarà applicato e ai risultati che si intende raggiungere. Prima di tutto bisogna scegliere quale game far giocare, a seconda delle skill che si vogliono affinare e delle preferenze degli studenti. Gli insegnanti avranno un ruolo fondamentale, poiché spetterà a loro coordinare le lezioni e intervenire come mediatori in caso di dispute. Il rapporto tra studenti e allievi ne verrebbe fortemente rinforzato.

Il principale alleato delle scuole: la rete in fibra ottica

Un’altra caratteristica di cui tener conto è il tipo di connessione a disposizione degli istituti, poiché sarà necessario connettere le postazioni degli studenti a una specifica piattaforma per poter interagire con l’ambiente di gioco.

Chiunque abbia mai giocato online sa bene che un ritardo nella trasmissione dei dati – il famigerato lag – potrebbe penalizzare anche un giocatore esperto. L’intero sistema di appagamento e motivazione, che rende il gaming una tecnica di apprendimento così gratificante, si perderebbe.

È per questo motivo che il connubio tra videogame e scuola sarà supportato dalla rete in fibra ottica. Solo la fibra FTTH, infatti, è in grado di garantire le migliori performance nel mondo virtuale. Una velocità di trasmissione di 1 Gbps, come quella della nostra rete, è la soluzione ideale per ottenere il massimo da un programma di gamification. Non importa quanti dispositivi siano collegati contemporaneamente, la banda ultra larga di Open Fiber li connetterà tutti.

Vogliamo portare la scuola a un livello superiore. Per riuscirci stiamo lavorando duro per estendere la nostra infrastruttura in fibra ottica fin nel centro dei piccoli comuni.

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